CRONACA DI UN VIAGGIO AMERICANO

New York, 1961 – 2013

Mese: maggio, 2013

inaugurazione

NY 5 GIUGNO - MOSTRA

Italian Cultural Institute

686 Park Avenue, New York

Wednesday June 5 2013, 6 pm

mercoledì 5 giugno 2013, alle 18

partecipazione su invito 

accrediti :  press@locandadellarte.it

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coralli, da Trapani a New York

Fino al 30 giugno al Museo Pepoli di Trapani sono in esposizione I grandi Capolavori del Corallo, presentati a cura di Valeria Li Vigni, direttore del Museo Agostino Pepoli e docente di Museologia all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli in una mostra organizzata dalla Fondazione Puglisi Cosentino di Catania – dove è stata esposta dal 3 marzo al 5 maggio scorso – con il contributo della Fondazione Roma Mediterraneo.

capolavori del coralloNella rassegna  si ammirano gioielli, arredi sacri (calici, ostensori, crocifissi, reliquiari, rosari e presepi), calamai, saliere e raffinatissimi elementi d’arredo come specchiere, cornici, scrigni e monumentali stipi destinati a case principesche e regge. Oggetti di grande valore artistico, realizzati con materiali pregiati per essere donati, tra il ‘500 e il ‘600, a principi e regnanti. Questi naturalia e mirabilia erano esposti nelle settecentesche Wunderkammer, “stanze delle meraviglie”, piccoli musei ante litteram dove i collezionisti raccoglievano oggetti della natura arricchendoli con materiali preziosi finemente cesellati in base all’estro dell’artista, filigrana d’oro e d’argento.

L’esposizione testimonia la grande maestria di orafi, incisori, scultori e semplici artigiani attivi in Sicilia tra il XVII e il XVIII secolo, in particolare a Trapani dove, sul finire del 1600, erano censite oltre 40 botteghe, e insieme ai capolavori del Museo Pepoli di Trapani, che ospita la più grande collezione di coralli del Mediterraneo, i nuclei principali di alcune storiche collezioni: quella della Banca Popolare di Novara (proveniente da Palazzo Bellini di Novara, sede dell’esposizione permanente della Fondazione BPN), della Fondazione Whitaker (proveniente da Villa Malfitano a Palermo) e di Palazzo Abatellis insieme a pezzi di alcuni collezionisti privati. La mostra è illustrata nel catalogo scientifico pubblicato da Silvana Editoriale curato dalla Li Vigni con Vincenzo Abbate (storico dell’arte e curatore scientifico del Museo Mandralisca di Cefalù) e Maria Concetta Di Natale (direttore del Dipartimento Beni Culturali e Studi Culturali dell’Università di Palermo dove è professore ordinario di Museologia, Storia del Collezionismo e Storia delle Arti Decorative).

Intanto, nell’ambito del programma USA 2013 – Anno della Cultura Italiana a Los Angeles sono in mostra l’Efebo di Mothia e i gioielli di Daniela Neri e a New York Ezio e Paola Gribaudo portano l’oro bianco di Sicilia delle Saline Ettore e Infersa di Trapani.

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Archivio, maggio 2013

Intervista a Ezio Gribaudo

 Milano 22 aprile 2006, a cura di Paolo Campiglio

Paolo Campiglio: Quando ha con­osciuto Fontana?

Mulas-ritrae-Lucio-FontanaEzio Gribaudo: Ho conosciuto Fontana in un momento magico, alla fine degli anni Cinquanta, quando l’artista era già noto per i suoi Concetti spaziali. Ri­cordo a Torino una mostra organizzata dall’Ente del Turismo, Arte in vetrina, una di quelle iniziative volte a divulgare l’arte contemporanea anche al pubblico più comune, in cui Fontana aveva es­posto un Concetto spaziale nella vetrina del negozio Galtrucco. La vetrina era dominata dal solo Concetto spaziale. Fontana aveva fatto scalpore perché, per provocazione, aveva scritto che il quadro costava un milione. E allora la gente non ci credeva, anzi rideva. Quando l’ho conosciuto io era proprio in un periodo di antipittura. L’esordio di Fontana a Torino, è al Center of Aesthetic Re­search, dove incontra Michel Tapié e con me getta le basi per il libro Devenir de Fontana (1961) uno dei pochi studi monografici sull’artista concepito come libro e non come un catalogo di mostra. Si tratta di un volume che io realizzai per la Fratelli Pozzo nel 1960. Il mio  approccio con Fontana è stato di amicizia, e lo ricordo come un guascone argen­tino dall’accento milanese (un accento che io capivo bene date le mie origini brianzole). Capivo anche il suo spirito. Era un uomo elegante: non aveva l’aria dell’artista del Bar Giamaica, anche se era attorniato dai vari Baj, Crippa, Dova, autori più giovani che, invece, si atteg­giavano da artisti; egli si distingueva dagli altri per lo stile. Non si dava arie ma intanto procedeva nella ricerca, apriva veramente nuove strade.

P.C.: in occasione della mostra da Martha Jackson lei si è recato con Fontana e Tapié a New York, anche per presentare il libro Devenir de Fontana. Può raccontarmi come è andata?

Devenir de FontanaE.G.: siamo partiti da Milano noi tre e il fotografo Aschieri. L’artista inaugurava la mostra del ciclo dedicato a “Vene­zia” presso la galleria Martha Jackson, una iniziativa finanziata da Marinotti. Io feci il catalogo della mostra, con quella copertina verde fustellata, ma a New York soprattutto presentammo in quell’occasione il libro Devenir de Fontana appena editato. Avevamo re­alizzato una tiratura in inglese che andò quasi esaurita. Fu l’occasione per con­oscere dal vero tutti i grandi protagonisti dell’Action Painting americana, da Hans Hofmann a Clifford Still a Kline a Moth­erwell. Vennero tutti all’inaugurazione da Martha Jackson e alla presentazione del libro. Si trattava di un volume, in effetti, un po’ speciale, quasi un libro d’artista, con i neri straordinariamente vellutati dovuti alla stampa in “rotocalco piano”. Un libro di un’attualità tecnica straordinaria. Posso raccontarle qualcosa di questo volume: ho chiesto un testo a Tapié, uno scritto un po’ ermetico come quelli che andavano di moda in quegli anni. Tapié era il profeta del’art autre. Fontana, che aveva la qualità di entusi­asmare tutti, era un guascone, parlava del concetto spaziale in un modo un po’ stravagante, mi aiutò a fare il libro e in quell’occasione andai spesso da lui a Milano. La sua “filosofia”, che era semplice – Fontana non era certo un teorico – era basata sul Manifiesto Blanco redatto in Argentina. Fontana era un uomo semplice e ha trovato in Michel Tapié un interprete che lo ha sedotto. Tapié era un persuasore occulto, un personaggio nietzchiano e molto af­fascinante, un grande dandy: girava per Torino con il monocolo (a Torino c’era solo Lucio Ardendi che aveva il mono­colo); aveva un viso da aquila che mi ri­cordava il nostro architetto Mollino; era di un’eleganza nobile. Come è noto, egli proveniva da una famiglia aristocratica, i Tapié de Ceyleran di Albi, parenti di Toulouse-Lautrec. Aveva un’aria molto decadente, ma con quella decadenza aulica, imperiale. Io, oltre che essere stato il primo suo editore, sono stato molto affascinato da Tapié, perché era il mio profeta, il profeta dell’art autre. Ho fatto con lui libri unici come la Morfologie Autre, una sorta di glossario della terminologia “autre”, con tutti gli artisti europei, ma soprattutto americani a cui il critico dava spazio. Tapié andava in cerca di artisti in America e poi li presentava in Europa. Io sono stato il primo disposto a pub­blicare questi materiali al­lora poco noti o addirittura sconosciuti, muovendomi da solo. Oggi è più facile pubblicare, si hanno ap­poggi da parte degli Enti locali, allora non era così. Devo aprire, a riguardo, una parentesi, per spiegare che tipo di casa editrice era la Fratelli Pozzo, per cui lavoravo. Si trattava di una tipografia, nota per stampare gli orari ferroviari, in cui io per primo introdussi edizioni d’arte d’avanguardia e di pregio. Giuseppe Marchiori un giorno, con ironia, mi disse che dagli orari ferroviari eravamo passati all’arte informale perché trovava ano­mala questa esperienza editoriale. Dopo il mio primo libro, Morfologie Autre, il mio presidente, un vecchio colonnello della guerra del 1915-1918, mi disse che a suo giudizio si trattava di un libro di spionaggio, perché al posto delle opere vedeva delle mappe, quasi rivelassero siti nascosti, basi atomiche. Però, nonos­tante i sospetti, mi buttò il suo arto finto sulla spalla (era un mutilato di guerra) e mi incitò a continuare perché era con­vinto che fossi un giovane intelligente.

P.C.: tornando a New York, ha altri ricordi del soggiorno americano?

E Gribaudo e M Jackson - 1961E.G.: certamente. Restam­mo a New York una decina di giorni. Noi soggiorna­vamo all’Hotel Adams, sulla Settantaquattresima, vicino al Metropolitan; Fontana era un po’ in dif­ficoltà perché il portiere parlava in inglese e lui non conosceva la lingua. In Ho­tel eravamo noi tre e il foto­grafo Aschieri. Avevamo le camere al quattordicesimo o quindicesimo piano: ogni volta che l’ascensore saliva a gran velocità Fontana si emozionava e alle nostre battute sull’eventualità che l’ascensore si rompesse, rispondeva insultandoci scherzosamente. Ci siamo proprio divertiti con lui. A New York si aggiunse a noi il pittore Enrico Donati, amico di Fontana e Crippa, che aveva aderito allo Spazialismo e che aveva lo studio nella metropoli americana: Donati procurò all’artista diversi incontri. Mi ricordo che all’inaugurazione da Mar­tha Jackson venne Ruggero Orlando e c’era la televisione. Dovrebbe esserci negli archivi RAI una registrazione o una trasmissione in cui ci siamo io lui e Fontana. Poi all’inaugurazione c’era Leo Castelli, che già allora mi invitò a vedere i suoi Oldenburg e Rauchenberg in galleria. Io che avevo intuito qualcosa ed ero convinto di inaugurare un nuovo e proficuo rapporto con Castelli, feci l’errore di dirlo a Tapié, che mi depistò e mi convinse a lasciare perdere con i suoi affascinanti argomenti, citando la “metaphisique de la matiére”. Ricordo che in quei giorni andai personalmente a conoscere Duchamp con Donati, ma Fontana quella mattina non venne.Il fotografo Aschieri, con cui dividevo la camera, era sempre con me e ha scattato numerose foto. Quando andai da Samuel Kootz, il grande mercante di Picasso, quello mi prese in giro dicendomi che in America solo il Presidente ha un foto­grafo personale che lo segue. Tornando alla mostra di Fontana, era effettiva­mente un “elogio” alla materia. Il ciclo delle opere dedicate a “Venezia”, con le citazioni anche “barocche” delle volute della Salute, era un omaggio all’Oriente e alla città lagunare che rivelava allora, in fondo, il suo innamoramento per la pittura, la sua sensualità, lontano dai razionalismi: però, sia chiaro, Fontana non faceva pittura. Aveva bisogno della materia. Ripeto, era un uomo semplice, non era un artista concettuale come molti lo vogliono credere oggi.

P.C.: le risulta che Fontana sia andato a Pittsburg una sera ospite nella “villa della cascata” di Wright? Perché c’è una missiva a un amico italiano in cui racconta di una serata passata in compagnia del proprietario della villa Kaufman.

a cura di Stefano Cecchetto - Skira, 2011

a cura di Stefano Cecchetto – Skira, 2011

E.G.: lui probabilmente andò. Io no. Però non sono nemmeno sicuro che sia andato. A Fontana piaceva scherzare e prendere in giro gli amici. Raccontava un sacco di storie, anche divertenti, tutte inventate. Pensi che quando eravamo a New York mi inviò una lettera a Torino chiedendomi dove ero finito, ed ero lì nel suo stesso albergo! Ricordo anche che al ritorno da New York, volavamo con l’Air France, a Parigi è stato male ed ha avuto una piccola crisi cardiaca.

P.C.: al ritorno in Italia, ma già a New York, l’artista, affascinato dalle luci della metropoli e dai riflessi lumi­nosi dei grattacieli, darà vita al ciclo dei “metalli” dedicati al soggiorno newyorchese.

LUCIO FONTANA - Spatial Concept, New York 10” (1962), lacerationsE.G.: già durante la lavorazione del libro ricordo che, quando Fontana veniva alla Pozzo a seguire le singole fasi, dalle fustelle alla copertina, era attratto dalle lastre sottili di rame del rotocalco. Il rame è malleabile e lui lo aggredì con dei punteruoli. Aveva voglia di cambiare, era appassionato alle tecniche, quelle della bottega. Allora avevo fatto fare a Fontana dei lavori con dei papier Buvard (carte assorbenti) che usavo anch’io, con i quali pervenni poi ai miei celebri Logogrifi, che hanno vinto il Gran Premio della Grafica alla Bien­nale del 1966.Ricordo che al ritorno da New York, dove era stato affascinato dai grattacieli, Fontana fece un intervento a graffito con un punteruolo, delle inci­sioni su una carta dorata lunga un metro, con motivi quasi alla Tobey; realizzò un’opera unica, che rappresenta in un certo senso un incunabolo del ciclo dei “metalli” sviluppato successivamente; la carta presentava anche delle pennellate argento, con cui raffigurava sintetica­mente i grattacieli.

P.C.: prima del progetto del libro dove aveva conosciuto Fontana?

E.G.: ad Albisola, dove ormai lui era attorniato da molti artisti ed era una celeb­rità. Ricordo di esser stato a Pozzo Garrita e di aver visto Jorn e Appel, un uomo grandissimo, un olandese che sembrava l’”uomo delle nevi”. Fontana in mezzo al gruppo di Albisola si distingueva per il suo stile: erano tutti gelosi della sua arte. Aveva uno stile straordinario. Se avessi avuto la penna di Joyce avrei già scritto un romanzo sui miei ricordi. Ma mi sembra di avere già fatto abbastanza nella mia vita.

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Fontana battuti da Sotheby’s

Concetto Spaziale, 1968

Concetto Spaziale, 1968

A Sotheby’s Palazzo Broggi il 22 e 23 maggio è stata battuta l’edizione primaverile dell’asta milanese, in cui è stato segnato un record per alcune opere di Lucio Fontana:  Concetto Spaziale 1968 Idropittura su tela, aggiudicato per 625.500 €, Concetto Spaziale della I Quanta, aggiudicato per 475.500 €, e Bracciale Gioiello, partito da una stima di 60.000 € e venduto, dopo un’intensa battaglia tra i partecipanti, alla cifra di 193.500€.

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prossimamente…

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…e, contemporaneamente,

nwe york -born back into the Past stefano-lucchini

a selection of photographies

from Stefano and Silvia Lucchini Collection

Ezio Gribaudo, carnet di viaggio a New York 1961

Ezio Gribaudo, carnet di viaggio a New York 1961

Intanto, il Metropolitan Museum of Art espone Il Pugile –  statua bronzea datata tra fine IV sec. e II sec. a.C, rivenuta nel 1885 a Roma nell’area anticamente occupata dal complesso delle Terme di Costantino (315 d.C.), e il ritratto del duca Francesco I d’Este di Diego Velázquez , in prestito dal museo modenese attualmente chiuso a causa dei danni provocati dal terremoto del maggio 2012. E a giugno in città si tiene una conferenza con esperti italiani e delle maggiori università americane sull’importanza di un viaggio in Italia per gli studenti come parte integrante della loro educazione, mentre una mostra presenta i poster originali realizzati dagli artisti italiani dell’ultimo secolo per promuovere il turismo in Italia e l’edizione 2013 del Summer Fancy Food celebra la ristorazione ed enogastronomia italiana.

leonardovoloInoltre, a Los Angeles presso il Getty Museum è in esposizione l’Efebo di Mozia, mentre l’Istituto Italiano di Cultura presenta  Tra Mozia e Lilibeo, paesaggi e monumenti della Sicilia, una mostra fotografica di Giuseppe Leone sulla cultura e le identità siciliane, in particolare sul distretto archeologico-naturalistico di Marsala, e una collezione di “coralli di sale” di Daniela Neri, e a Washington DC, presso lo Smithsonian National Air and Space Museum, è in mostra il Codice sul Volo degli Uccelli di Leonardo Da Vinci, il manoscritto del 1505 con studi e progetti per una “Macchina Volante” conservato alla Biblioteca Reale di Torino.

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una serata memorabile

souvenir (foto di Sabrina Gazzola) del 20 maggio scorso al Circolo dei Lettori di Torino, per la presentazione de

IL SILLABARIO DI EZIO GRIBAUDO DALLA A ALLA Z

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cicolo lettori TO 20 maggio 2013 - Ezio e Marina RotaIl Sillabario di Gribaudo presentato da Vittorio Sgarbi al Circolo dei Lettori, di Emanuela Negro Ferrero  >>>

 

 

 

 

 

 

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lunedì 20 maggio

logo CIRCOLO DEI LETTORI Torino

Torino, via Bogino 9 – alle h 21

Immagine

 nell’ambito del 

 Salone del Libro OFF

il racconto in ordine alfabetico delle creazioni, dei viaggi e degli incontri dell’artista

sarà presentato dall’autrice Marina Rota e dal critico Vittorio Sgarbi

IL SILLABARIO DI EZIO GRIBAUDO, DALLA A ALLA Z

Juliet Art Magazine,  Ivan Fassio :

Henry Moore, Ennio Morricone, Joseph Brodsky, Hans Hofmann: quattro importanti artisti per altrettanti incontri e collaborazioni di Ezio Gribaudo, quattro straordinari ricordi che emergono dall’attenta e intensa ricostruzione di Marina Rota (…) Oleg Tselkov, nel 1988, e il gatto sornione disegnato e dedicato all’artista torinese per l’occasione. Come Michail Chemiakin, scultore amico di Gribaudo, i due erano intellettuali esuli dell’ex Unione Sovietica. Le memorie di questi fecondi scambi sono sapientemente collocati dall’autrice nell’atmosfera di liberazione che, di lì a poco, travolgerà la Madre Russia.

Un esempio di tachisme di Hans Hofmann compare sulla copertina del libro realizzato da Gribaudo e pubblicato dalla Fratelli Pozzo  per l’artista ormai ottantenne. Conosciuto nella galleria di Samuel Kootz insieme a Conrad Marca-Relli, l’espressionista tedesco sarà il compagno di appassionate conversazioni sull’arte nella sua casa di Provincetown negli Stati Uniti.  Questi e altri aneddoti, riguardanti la carriera di editore, organizzatore e operatore nel mondo dell’arte contemporanea, costituiscono lo sfondo di una pratica estetica che si nutre di scoperte e sperimentazioni, di suggestioni e citazioni interdisciplinari. Alle vecchie camicie intelaiate degli esordi, primo materiale utilizzato dal giovane pittore, si susseguono flani tipografici, juta, polistirolo, cartone, bronzo, legni, pietre, erbe modellate a dinosauro, marmi fresati a piramide. Alle opere acquisite dal Museo del Risorgimento di Torino nel 1964, si affiancano i logogrifi del Premio alla Biennale di Venezia nel 1966 e i metallogrifi, successive espansioni plastiche manipolate tramite combustione (…) i cavalli, lodati da Renato Guttuso, i tori, donati alla città di Torino nel 2007, e i cahiers de voyage, quaderni di impressioni, preziosi documenti di viaggi in Messico, Guatemala, Uzbekistan, Norvegia, Birmania, Francia…

una serata memorabile >

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tutto (quasi) pronto

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valigie e Maestro (quasi) pronti…

opere già imballate per venire spedite… 

…brochure della mostra e invito per l’inaugurazione presto in stampa

LAST CALL

per aderire, partecipare e “partire” come SPONSOR, SUPPORTER e PARTNER

venerdì 17 maggio

logo FOOD REVOLUTION

Il 17 maggio 2013 è la data fissata dalla Jamie Oliver Foundation per la seconda edizione della giornata dedicata in tutto il mondo a diffondere la cultura del cibo buono e alla condivisione di semplici ricette per apprezzarlo al meglio. Food Revolution Day si propone di far crescere la consapevolezza dell’importanza del cibo e, soprattutto dell’educazione al cibo sano e buono attraverso tre semplici gesti: cucinalo, condividilo, vivilo! Nel programma di eventi ed iniziativeche, attraverso le piattaforme social media, coinvolgono i commensali alla partecipazione in condivisione contemporanea agli incontri  conviviali, l’appuntamento a LOCANDA DELL’ARTE è fissato a partire dalle 17 (5 p.m.).

le bontà italiane che Ezio e Paola Gribaudo portano a New York nel

> cesto-regalo per gli ospiti <

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Gribàudo, Ezio.

Enc. Treccani

Gribàudo, Ezio. – Pittore, scultore e grafico italiano (n. Torino 1929). Ha studiato architettura e si è interessato alle tecniche grafiche e tipografiche. Vicino alle esperienze di Tapies, Burri, Fontana, G. esalta l’importanza della materia; per le sue tavole (rilievi, rilievi e serigrafie, bassorilievi) e per le sue sculture, realizzate in polistirolo (Logogrifi), usa prevalentemente il bianco su bianco. Come grafico ha ricevuto numerosi premî (Quadriennale di Roma, 1965; Biennale di Venezia, 1966; Biennale di San Paolo del Brasile, 1967). Nel corso degli anni Novanta G. ha partecipato a diverse esposizioni collettive e a importanti personali, tra le quali si segnalano quelle di Parigi (in cui ha esposto la serie degli Alberi, 1993), New York (1995), Buenos Aires (1998), Torino (Galleria 44, 2006), New York (Briggs Robinson Gallery, 2006). Dal 2005 è presidente dell’Accademia Albertina di Torino.

Enc. Treccani – L’Enciclopedia italiana di scienze, lettere ed arti

http://www.treccani.it/

TRECCANI Istituto

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