intanto a… San Francisco

di Locanda dell'Arte

foto_811 giugno 2013 – Ottavia Bassetti alla presentazione di Making in Italy – Making in USA: “Artisanship, Technology and Design. Innovating with Beauty

Mentre a New York sono in mostra le opere d’arte che Ezio Gribaudo ha presentato al pubblico americano portando in dono agli ospiti alcune produzioni italiane esemplari delle eredità artistiche e artigianali a fondamenta della cultura italiana e la mostra dedicata a Le Corbousier, a Los Angeles sono in esposizione le rassegne dedicate ai patrimoni ambientali e archeologici siciliani, che mostrano il fascino dell’Efebo di Mothia, lo splendore dei gioielli di sale di Daniela Neri e le suggestioni delle Saline Ettore e Infersa di Trapani, e a San Francisco dall’11 al 24 giugno con la collaborazione della Fondazione Giannino Bassetti e del Consolato Generale d’Italia  l’Istituto Italiano di Cultura  presenta la collezione The New Italian Design di Triennale Design Museum di Milano e organizza un simposio che, attraverso un programma di incontri, eventi e dibattiti tra artigiani, makers e intellettuali italiani e statunitensi, ha riunito a raccolta cultori del bello ed esperti di nuove tecnologie impegnandoli nella definizione e realizzazione dell’economia della bellezza.

foto_7Dopo aver tessuto le lodi della tecnologia, oggi, a livello globale, si sta ripensando il ruolo della manifattura, del saper fare artigiano e del produrre. «Ripensare», che non significa «riproporre» ma innovare strutturalmente, e il XXI secolo impone una riflessione e un cambiamento del modo di produrre valore: Fondazione Giannino Bassetti, la cui missione è dare impulso alla responsabilità nell’innovazione, si fa ispiratrice di una nuova politica del fare attraverso il progetto Making in Italy – Making in USA: “Artisanship, Technology and Design. Innovating with Beauty”.

Piero Bassetti, presidente della Fondazione

Attraverso diverse modalità scelte – dibattiti, mostre, workshop – a San Francisco ci accingiamo a “mettere in scena” forme di creatività e innovazione che corrispondono all’incontro tra due civilizzazioni: quella italiana del saper fare artigiano e quella digitale della Silicon Valley. Coinvolgere “i poteri” intorno a obiettivi di bene comune è il nostro modo di interpretare la responsabilità nell’innovazione. Raramente tante istituzioni italiane di prima importanza si sono presentate insieme per un’occasione internazionale, come accade oggi a San Francisco: Regione Lombardia e Comune di Milano; le Camere di commercio; il Politecnico di Milano; la Triennale; Confartigianato; gli sponsor Deutsche Bank, Poltrona Frau Group, FIAT e Autogrill. Ciascuno ha compreso di poter sostenere – con diversi gradi di responsabilità – artigianato e design come “nuove definizioni del lavoro” non in modo celebrativo, gloriandosi del passato, ma per il presente e per il futuro dei nostri giovani, che faticano a trovare opportunità e le cercano in un mondo “glocal”. Ecco la ragione dell’incontro tra l’avanguardia californiana, che prima ha generato il Web e oggi usa la rete per ripensare la manifattura (dal bit all’atomo); e l’avanguardia del “saper fare con bellezza”, che reinventa la bottega leonardesca attraverso il connubio tra abilità artigiane e innovazioni politecniche. Il Paese ha di fronte a sé una prospettiva enorme che non possiamo perdere: mettere insieme la nuova rivoluzione digitale con la sapienza artigiana del fare e del fare prodotti personalizzati. Si parla molto di disoccupazione giovanile, ma questa è una delle possibilità più concrete per rilanciare la nostra economia che ci è capitata negli ultimi 30 anni”. La diffusione di tecnologie “nuove” ma già sperimentate, come le stampanti 3D e dei laser cut, permette la produzione di oggetti in tempi più rapidi rispetto a quelli dei vecchi artigiani. In passato, per riuscire a produrre un oggetto, un artigiano aveva bisogno di anni di studio del materiale (la famigerata soglia delle diecimila ore di pratica): la sua sapienza nasceva dalla capacità di combinare in oggetti fisici il design studiato da altri, di trasformare le idee in materia. Oggi le stampanti a tre dimensioni, la rivoluzione del bit che diventa atomo (informazione digitale che diventa materia) permettono a chiunque disponga di un progetto digitale di trasformarlo direttamente in prodotto. Si potrebbe pensare che questa nuova rivoluzione spiazzi in modo inesorabile il saper fare artigiano italiano. In realtà è esattamente il contrario: quanto più questa tecnologia si affermerà, tanto più il modo di produrre e consumare aprirà per i nostri operatori opportunità enormi. Le stampanti 3D e i laser cutter sono usciti dai garages e divenuti fatto produttivo, come moderne macchine a vapore: è la prima trasformazione strutturale – relativa ai modi di fare cose – nell’epoca del Web. Produzione e consumo: da sempre i due fronti opposti dell’economia di mercato, al centro del dibattito economico e di politica industriale. Solo per fare un esempio: quante volte ci siamo chiesti se siano meglio politiche che favoriscano e accelerino la produttività e quindi l’offerta o sia meglio agire sul lato dei consumi? Ma è proprio qui la sfida che abbiamo di fronte: produzione e consumo sono sempre più convergenti. In effetti, la stampa a 3D e i laser cut non sostituiscono il ruolo e l’esperienza dell’artigiano, anzi ne amplificano la conoscenza e le possibilità produttive. In primo luogo in termini di progettazione, perché le nuove tecnologie fanno da moltiplicatore, permettendo di creare prototipi velocemente e di rendere le idee rapidamente materia. Ma poi solo la sapienza artigiana permetterà a quell’oggetto di prendere la strada dello stile e della cura dei dettagli, come ha espresso benissimo Stefano Micelli – che duetterà con Chris Anderson a San Francisco – nel suo libro Futuro Artigiano. Le nuove tecnologie potranno essere utili anche in termini di produzione perché permetteranno agli artigiani locali di avere a disposizione progetti replicabili in tutte le parti del mondo, grazie a banche dati paragonabili a quello che è ormai diventato a noi familiare, il mercato delle “APP”. Questi progetti standard amplificano le potenzialità dell’artigiano che potrà personalizzare gli oggetti, producendoli anche manualmente o componendo pezzi “a mano” con componenti stampati. C’è un altro fronte sul quale questa rivoluzione agirà, quello del consumo. La gente si abituerà ad avere prodotti sempre più su misura (dal Taylorismo al tailor-made), un’abitudine che rilancerà il saper fare artigiano anche per prodotti e industrie non direttamente toccate dalla rivoluzione digitale. Come nel suo best-seller “La coda lunga” spiega Chris Anderson, uno dei nostri lecturer a San Francisco,  vi è molto più mercato nella personalizzazione che nella standardizzazione, vi sono molte più vendite potenziali nei prodotti personalizzati che non in quelli standardizzati. Il problema se mai è la profittabilità industriale, ma è un problema che questa nuova tecnologia sta in parte risolvendo”. Le opportunità che nascono da questa tecnologia sono straordinariamente adatte all’Italia: il nostro Paese può tornare centrale a livello globale perché è riconosciuto internazionalmente come patria del bello e del saper fare; il nostro design è da sempre invidiato e imitato perché incorpora in sé gli elementi progettuali del designer insieme alle abilità manuali, la conoscenza progettuale e tecnica, un mix che le nuove tecnologie potenziano enormemente. La personalizzazione, la produzione in serie limitata, il prodotto che si rinnova continuamente sono gli altri elementi che rendono questa fase economica e tecnologica straordinariamente importante per il nostro Paese. Un’innovazione che incontra la responsabilità: come nota Giovanni Lanzone (The Renaissance Link): “Le macchine che possono stare in ogni luogo e fare lo stesso prodotto (la configurazione aperta) contribuiranno in modo decisivo alla riduzione dello shipping dei prodotti inerti con un vantaggio incalcolabile per il consumo energetico e le emissioni di CO2”. Per il lavoro giovanile e la politica economica nel suo insieme si tratta di un’opportunità che non si può perdere. E’ il treno tecnologico che passa più vicino alla fermata Italia degli ultimi trent’anni. Dobbiamo investire nell’economia della bellezza, con politiche e formazione adeguate, ma anche per sfruttare quello che rappresenta un vero e proprio vantaggio competitivo dell’Italia. Basti pensare a quanto queste nuove tecnologie possano rappresentare uno straordinario volano per l’occupazione, rendendo attraenti le occupazioni artigianali più tradizionali perché sono oggi, finalmente e nuovamente, alla frontiera tecnologica; occorre naturalmente essere disposti a ripensarle in modo radicale. In questo senso, Fondazione Bassetti vuole essere un “acceleratore” nella misura in cui promuove questi fenomeni e una sorta di “incubatore” nella misura in cui li sollecita e li facilita.

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